Si racconta che questo luogo è tanto ripido e offre così poco spazio che in passato le donne legavano sacchetti alle loro galline perché, senza questa protezione, le uova sarebbero andate a finire nel Lago di Lugano, che proprio davanti a Gandria ha la sua massima profondità: 18 metri sotto il livello del mare. Le case colorate di questo minuscolo villaggio sono infatti saldamente aggrappate alla roccia, quasi a strapiombo sul lago, tutte racchiuse attorno alla barocca Chiesa di San Vigilio. Le sue viuzze strette e ripide formano un dedalo quasi magico fatto di centinaia di scalini, ideale da scoprire verso nel tepore di una fine d’inverno, senza turisti e con solo il suono delle onde e il profumo della legna come compagnia.

Visto dal lago il villaggio ha un fascino ammaliante, tanto è vero che figura nell’inventario dei paesaggi, siti e monumenti naturali di importanza nazionale. Nell’iconografia e sui testi ha un posto privilegiato in ragione della sua singolarità. Non c’è Giapponese che non acquisti in cima alla Jungfrau un calendario elvetico dove non figuri almeno una foto di questo celebratissimo e pittoresco villaggio, che così fa il giro del mondo rubando talvolta ad altri villaggi-simbolo del Canton Ticino quali Corippo o Morcote il ruolo di primadonna! Il nucleo antico è tutto pedonale: la strada carrozzabile qui arrivò solo nel 1935.

Ogni anno una marea di visitatori arriva in questo piccolo mondo antico soprattutto via lago e lungo un pittoresco sentiero per turisti locali e stranieri assetati di panorami mozzafiato, di sole, di agave in fiore, di fichi d’india e di ulivi. Perché lungo questa costa del Lago di Lugano, dominata dal Sasso delle Streghe, il clima assai mite ha da sempre permesso la coltivazione di piante tipicamente mediterranee, primizie e frutti inusitati a questa latitudine. E fino al 1700 vi era una consistente presenza di piante d’ulivo, andate poi gradatamente estinguendosi, anche se recentemente c’è chi ha ricominciato a produrre dell’olio d’oliva.

Incerte e difficili da datare sono le origini di Gandria, villaggio nato forse  attorno al 1200 a metà montagna, in  località Linzora e Trabbia. Per secoli gli abitanti si dedicarono, malgrado i terreni rocciosi e ripidi, anche all’agricoltura e alla pastorizia prima di emigrare e costruire castelli e Cattedrali al seguito dei Maestri Comacini e Campionesi. Oggi sono soprattutto conosciuti per le loro capacità musicali e canore: infatti, un Gruppo mandolinistico e un famoso trio hanno per anni trasmesso al mondo un genuino messaggio sonoro e canoro di pregio a cui è ormai legato anche il nome del Ticino.

Sull’altro lato del lago, un tempo popolato da pescatori, troviamo decine di cantine costruite attorno al 1700, ai piedi di un monte selvaggio dal color verde smeraldo, e una vecchia caserma isolata e ormai in disuso, un museo unico nel suo genere, che espone con fierezza gli strumenti del contrabbando  un lavoro che fece e ancora fa la ricchezza o la miseria dei popoli che la frontiera divide.© Fm / 20 giugno 2018

Come arrivare: a piedi, in bus o in battello da Lugano.

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