I paesaggi invernali di Dalpe, in Valle Leventina, per nulla sembrano ricordare le immagini del film “Sun Valley” del 1941 con Glenn Miller. Eppure l’insieme di case antiche e tradizionali, le villette, i moderni châlets e le residenze secondarie nella frazione di Cornone, i vasti campi innevati, i boschi di larici e di abeti, e la vista che spazia aperta dalla Punta Negra al Pizzo Molare ricordano il buon tempo passato.

Stazione sciistica e di villeggiatura rinomata e assai frequentata d’estate e d’inverno, in particolare durante gli anni del boom economico, da una borghesia ticinese emergente, oggi si presenta come una località alternativa, forse un po’ sonnecchiante ma che sa offrire tutto quanto ormai le caotiche mete sciistiche delle Alpi non riescono più a regalare. Ovvero poca mondanità, poco traffico, tanta natura incontaminata, silenzio, pace, sani rapporti umani e un’eccellente qualità di vita.

Il Villaggio ai piedi del Pizzo Campo Tencia si trova sul fianco destro della valle del Ticino, a 1200 metri d’altitudine ed è adagiato sul più grande terrazzo della Leventina. In passato la popolazione di Dalpe era dedita alla pastorizia e all’agricoltura di sussistenza. A partire dal XIX secolo numerosi abitanti emigrarono in cerca di lavoro, soprattutto in Francia ma anche in Italia e negli Stati Uniti. La primitiva chiesa di Dalpe risale al 1338, mentre quella di Cornone è della fine del XV sec.

Fino all’apertura della strada della Gola del Piottino nel 500, Dalpe fu una delle tappe della Via delle Genti, il San Gottardo. Dal XIII sec. la mulattiera saliva infatti da Faido verso la frazione di Cornone per poi proseguire verso Prato. Un collegamento storico tuttora esistente. In una prima fase i somieri transitavano dal maggengo di Piana Selva. A metà del XIV sec., su pressione della Società dei mercanti di Milano, il transito e i trasporti furono agevolati dalla costruzione di una nuova mulattiera. Dopo la cessione della Leventina a Uri (1441) venne costruito il Dazio vecchio, un edificio che serviva anche da sosta e da ospizio, e di cui ora restano solo ruderi.

Poco dopo la metà del XVI sec. Uri promosse e finanziò la costruzione di una nuova strada che transitava nella gola del Piottino, e all’estremità nord del tracciato venne eretto il Dazio Grande, a Rodi. Il percorso della nuova strada, che tagliava fuori Dalpe dalla principale via di transito alpina, venne poi riutilizzato dalla strada carreggiabile cantonale (1819), più volte danneggiata dalle alluvioni e abbandonata solamente nel 1935 con l’apertura della nuova strada cantonale. La strada carrozzabile per Dalpe fu inaugurata nel 1904. Con l’apertura della Ferrovia del Gottardo (1882) e dell’autostrada A2 (1982-83), la gola del Piottino e tutta la regione fra Dalpe, Rodi e Faido, offrono uno spaccato storico straordinario di sette secoli di ingegnose soluzioni tecniche per il superamento degli ostacoli naturali nell’ambito delle comunicazioni.

Oggi a Dalpe si sale pure anche solo per il piacere di gustare i deliziosi e raffinati piatti dai profumi molto locali cucinati dallo Chef Waldis Ratti e da sua figlia Caterina dell’Hôtel des Alpes, antico albergo completamente ristrutturato in uno stile minimalista quasi nordico, ma molto caloroso e accogliente. E per passeggiare nella neve fresca o per inoltrarsi, d’estate, fino agli alpeggi della Val Piumogna. Fm / 8 gennaio 2018

Come arrivare: in treno fino a Faido o a Airolo, poi autopostale diretto per Dalpe. In auto uscita A2 di Quinto, poi direzione Rodi-Fiesso / Dalpe.

Dove dormire e mangiare: Hôtel des Alpes, Dalpe

Informazioni: qui