I poco esperti di geografia storico-politica forse pensano che la Valle Calanca faccia parte di un altro cantone, ovvero non dei Grigioni ma del Ticino. E’ anche vero che di tutte le valli della Svizzera italiana questa è forse la meno conosciuta dagli indigeni. Eppure questo angolo a sud delle Alpi poco noto al grande pubblico da oltre 500 anni, assieme alla sua sorella maggiore la Valle Mesolcina, antico dominio dei Sacco che mette da sempre in comunicazione le valli del Reno e del Po, appartiene al Canton Grigioni, il più orientale della Svizzera: un Cantone che nel 1499, alla battaglia di Calven, difese la sua indipendenza dall’Austria.

Valle italofona dunque, incassata e dalle grandi pareti, è lunga solo 25 km e ha montagne asperrime che sembrano fatte apposta per attirare escursionisti ed alpinisti, e tante cascate che in primavera e in estate rigano le lisce placche con mille brillantissimi rivoli d’acqua. Questa valle è assai appartata e solo l’amore per la natura e per la scoperta ogni estate fa abbondare l’A 13 ai meno frettolosi che raggiungono così i quasi 900 abitanti del luogo: molti provengono dalle città vicine, ma numerosi sono pure i confederati che lentamente ma sensibilmente stanno cambiando il quadro della valle.

Una valle che in estate si colora di un verde assai luminoso e diventa l’ideale scenario per gli escursionisti che desiderano raggiungere il Mons Avium romano passando dai Passit. Il fondovalle è ristretto spesso a poco più dello spazio per le acque del fiume, interrotto da un laghetto artificiale, e da qualche prato o conoide ove sono aggrappati numerosi villaggi molto pittoreschi con case e chiese riccamente affrescate che, da Rossa a a Grono, fino al 1970 erano ben 11. La difficile natura ha imposto un prezzo e la valle si va spopolando anche se due cave di granito contribuiscono ancora oggi a mantenere sul posto una buona parte dei residenti.

Due teleferiche collegano regolarmente due paesi posti in zone elevate dominate dal Piz della Molera, Landarenca e Braggio, i quali non hanno mai conosciuto l’automobile. Da uno dei primi villaggi della valle, Santa Maria, celebre per la torre pentagonale e per la chiesa di Maria Assunta, entrambe medioevali, la vista spazia fino al piano di Magadino e al Monte Tamaro, e nei secoli passati la posizione elevata permetteva di osservare cosa succedeva in quel di Norantola e a Boggian. In cima alla valle, dopo Rossa, la strada finisce a Valbella, splendido piccolo nucleo dagli aspetti già nordici e walser. Li iniziano sentieri a volte pianeggianti e a volte decisamente meno che, in una natura che ricorda i vasti spazi canadesi, portano su alpeggi dove è ancora possibile acquistare dell’ottimo formaggio di capra, come all’Alpe di Naucal. Fm / 12.08.2017

Come arrivare: in autopostale da Bellinzona, via Roveredo, fino a Rossa. In auto A13 Bellinzona-Coira uscita a Roveredo. Attenzione: da quando c’è il nuovo tratto autostradale è scomparsa l’indicazione Val Calanca all’uscita di Roveredo,

Dove mangiare: a Rossa l’Osteria Alpina, con alloggio. La proprietaria cucina, fra altre cose, un semplice ma ottimo risotto tradizionale e prepara insalate con i gusti “di una volta”. Prezzi molto corretti. Ottimo. Bella vista.

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