L’esistenza di un confine e di vincoli per attraversarlo costituisce un invito a frodarli. Fin da quando la Storia impose un confine politico definitivo fra il Ticino e l’Italia, il flusso degli “sfrositt” animò le nostre montagne: lo sfroso era fonte di guadagni supplementari e supporto ad un’economia rurale povera. Il contrabbando fu pure una sorta di resistenza economica delle popolazioni di frontiera alle contingenze politiche e al disordine sociale.

Fra le due guerre il contrabbando fra Ticino e Italia fiorì nuovamente, dopo la pausa dovuta alla creazione della Linea Cadorna, la Linea Maginot italiana che durante la Grande guerra puntava i cannoni verso la Svizzera per paura di una invasione tedesca attraverso la Confederazione. Negli anni del fascismo il contrabbando divenne una vera e propria industria. Ma dopo il 1939 le cose cambiarono: la Svizzera temeva un’invasione dell’Asse, mentre il blocco navale imposto ai nazifascismi dagli Alleati rese problematico l’approvvigionamento alimentare del Paese.

Berna lanciò dunque nel 1941 una grande campagna per l’autosufficienza alimentare, il cosiddetto piano Wahlen, che fece in modo che qualunque esportazione di generi di consumo, soprattutto se alimentari, fosse vista come un attentato alla sicurezza nazionale. Alle guardie svizzere fu ordinato di sparare sui contrabbandieri, dopo aver intimato senza esito l’alt. Con la caduta del fascismo nel 1943 il contrabbando visse un momento di gloria: fu l’epoca del riso, esportato clandestinamente in Ticino dalla pianura padana per non lasciarlo alla requisizione tedesca. Al ritorno le bricolle contenevano cioccolata, zucchero, caffè, sigarette.

Anche i fuoriusciti italiani usufruirono del contrabbando, favorito pure dal sostengo dei partigiani. I sentieri del contrabbando e degli spalloni erano numerosi: da Ribellasca a Camedo, dalla Val Cavargna alla Val Colla, o da Casasco a Scudellate dove, oggi piena di ricordi, l’Osteria Manciana era uno dei luoghi di ristoro e di ritrovo preferiti dai contrabbandieri intelvesi almeno fino agli anni 50. La situazione cambiò nel dopoguerra: i generi alimentari si vendevano liberamente e si sviluppò l’illecito traffico dei prodotti della lavorazione del tabacco, spesso anche apertamente incoraggiato, che fece la ricchezza di numerose famiglie dalla Valle di Muggio fino a Chiasso e ben oltre. Poi con la svalutazione della lira il contrabbando scomparve nella sua forma tradizionale. E fu sostituito da altri prodotti decisamente non di prima necessità, e in tempi più recenti da passaggi clandestini di essere umani in fuga da guerre e miserie. © Fm / 18 dicembre 2018