L’enorme incremento della mobilità personale verificatosi in Europa soprattutto nella seconda metà del XX secolo con l’esplosione della motorizzazione di massa ha imposto lo sviluppo della rete stradale. L’automobile, con la sua promessa di comodità e velocità, con le sue esigenze di regolarità e standardizzazione dei percorsi, ha favorito la nascita di strade a lei riservate, le autostrade. In Svizzera e in Italia hanno avuto uno straordinario sviluppo soprattutto dopo il 1960, ma sono state “inventate” ben prima. Milano e la regione dei laghi lombardi vantano un primato mondiale in questo campo. L’idea di una strada esclusivamente riservata ai veicoli a motore dal fondo liscio e regolare, con curve di largo raggio e pendenze contenute, senza incroci, nacque dopo il 1918 nella mente di un imprenditore milanese, Piero Puricelli, un convinto sostenitore del trasporto automobilistico su strada e che ne prevedeva un grande futuro sviluppo.

All’inizio degli anni ‘20 gli automezzi circolanti in Italia erano pochi (circa 85.000 nel 1924, saliti a circa 222.000 nel 1929), ma in un’area fittamente popolata come la Lombardia il traffico commerciale e turistico era già denso nonostante lo stato deplorevole delle strade. Così il collegamento di Milano ai laghi prealpini, l’autostrada Milano-Laghi (Como-Varese-Lago Maggiore), costituì il primo esempio realizzato al mondo di strada riservata agli autoveicoli e suscitò ammirazione e meraviglia. I lavori di costruzione iniziarono nel 1923 e la prima tratta, la Milano-Varese, fu inaugurata nel 1924, ma nessun progetto prevedeva il prolungamento fino al Ticino.

La salita al potere di Mussolini, desideroso di trovare occasioni per consolidare il consenso al suo Partito, accelerò l’iter degli avvenimenti: nel 1925 iniziarono i lavori per la Milano-Bergamo e quelli per la Torino-Milano avvennero negli anni 1930-32. La Roma-Ostia fu aperta 1927, la Napoli-Pompei nel 1928 e la Firenze-Mare nel 1933. Nel 1931 fu aperto il tratto Bergamo-Brescia e nel 1933 la Padova-Venezia.

In Germania nel 1904 fu realizzata a Homburg la prima strada appositamente per automobili, voluta dall’Imperatore Guglielmo, dove doveva svolgersi la quinta Coppa Gordon Bennett, famosa gara automobilistica di velocità. Nello stesso anno fu costruito il tunnel che collegava New York al New Jersey superando il fiume Hudson. Ma se si esclude l’Avus, una strada urbana riservata esclusivamente ai veicoli a motore, costruita a Berlino nel 1921 nulla era ancora stato fatto per riservare alle automobili strade speciali.

In Svizzera si cominciò solo nel 1954 a pensare ad una rete di strade nazionali e nel 1960 iniziò la loro costruzione fra Ginevra e Losanna. Per il Ticino Berna prevedeva una strada a quattro corsie solo fra Chiasso e Lugano e fra Giubiasco e Castione. Tutto il resto del percorso era programmato con sole due (!!!) corsie e della galleria del San Gottardo non si parlava. Il Consiglio di Stato ticinese per una volta si oppose ad una pianificazione così poco lungimirante grazie anche al realismo politico di Franco Zorzi. Lo studio dell’opera in Ticino fu fatto tenendo presente i criteri di allora in merito alla protezione ambientale. E per gli aspetti estetici la consulenza fu affidata all’architetto Rino Tami. Difficili furono pure le scelte di alcuni tratti: ad esempio in alternativa al passaggio sul ponte-diga di Melide si pensò ad un ponte sospeso fra Morcote e la Pojana! A Faido avrebbe non dovuto passare in galleria, mentre a Bissone si preferì tagliare in due il villaggio, anche per interessi economici locali, interessi che a Chiasso fecero pure decidere di optare per Brogeda piuttosto che passare sotto il Penz e raggiungere comodamente Como.

Il 22 dicembre 1966 si aprì al traffico il tronco Chiasso-Mendrisio e il 24 novembre 1967 la Mendrisio-Lugano, grazie anche alla costruzione di arditi viadotti. L’autostrada divenne il simbolo del boom economico in Ticino, lo collegò all’Italia e all’Europa e portò benessere a Lugano e Chiasso. Dopo essere stata designata nel 1973 Stazione Ferroviaria Internazionale, Chiasso inizia così la sua trasformazione da villaggio in importante centro di traffici, commerci e della finanza. La Storia di Chiasso è storia di una frontiera che da un lato significa chiusura e il voler marcare la differenza e la propria identità. Dall’altro è un invito a scoprire ciò che sta dall’altra parte. Per chi sa cogliere questa opportunità la frontiera diventa simbolo di apertura, apprendimento e di arricchimento. La frontiera è ambigua: talora è un ponte per incontrare l’altro, talora una barriera per respingerlo. Spesso è un’ossessione.

© Fm / 22 dicembre 2018