Il nome di Tozeur evoca non solo i treni della celebre canzone di Battiato, ma pure la fine di un mondo, quello mediterraneo, e l’inizio del vasto Sahara. Le prime dune del Grande Erg orientale iniziano a sud della città, fra il confine con l’Algeria e l’oasi di El Faouar. Un deserto di sabbia ancora percorso da alcuni nomadi e che si estende per oltre 600 km verso sud. Un deserto fatto anche di vento, un vento che scolpisce, modella e sposta le dune mentre finissime particelle di sabbia modificano le rocce, e che causa pure la scomparsa di interi abitati.

Le oasi del sud tunisino sono spesso, e per fortuna, ignorate dalle masse che invadono le spiagge e gli alberghi-casermoni di Djerba alla ricerca di un esotismo arabizzante, ma in salsa tedesca o svedese. Decisamente lontano dalle realtà tunisine.  Le oasi, qui come altrove, devono la loro esistenza alla presenza di uno o più pozzi. La loro sopravvivenza è sempre più incerta a causa dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento dell’acqua per scopi turistici. Ma pure la natura del deserto cambia la fisionomia della regione. Le dune, spostandosi, coprono di sabbia pozzi e palmeti, le “palmeraies”, e soffocano le case. L’oasi e il villaggio muoiono. Come fu il caso per Zaafrane. A volte è invece la pioggia intensa a sciogliere case fatte di terra. Come avvenne nel 1969 a Tamerza, antico sito romano e sede episcopale bizantina, oggi quasi una città fantasma sui monti a nord di Tozeur e a pochi km dalla frontiera algerina, dove furono girate alcune scene del bellissimo film “Il paziente inglese”.

La regina delle oasi tunisine è la palma, che produce la più celebre fra le centinaia di varietà di datteri, la Deglet en-nour (Dita di luce). Chi non ha mai visto immagini con bambini arrampicarsi sulle palme e staccare con delicatezza i preziosi frutti. Nel passato erano i nomadi che regnavano sulle oasi. Mentre loro percorrevano il deserto con il bestiame, i loro schiavi sudanesi si occupavano della gestione del palmeto. Oggi i nomadi sono stati quasi tutti sedentarizzati e i discendenti degli schiavi sono diventati dei Khammès, operai agricoli. Molto è cambiato nelle oasi, salvo il modo con cui si producono e si colgono i datteri. Il Khammès si occupa di tutto: dalla fecondazione dei datteri alla manutenzione del sistema di irrigazione, dalla produzione di alberi da frutta alla raccolta dei prodotti dell’orto.

In un palmeto, che sia in Tunisia, in Oman, in Marocco o in Giordania, non si raccolgono solo datteri giacché ci sono tre livelli di colture: l’albero dominante è la palma, con la testa al sole e i piedi nell’acqua, sotto la quale crescono all’ombra alberi da frutta quali, banani, peschi e fichi. E una volta terminata la raccolta dei datteri, verso fine gennaio, si seminano ortaggi come pomodori, cipolle, cavoli e peperoni. Un microcosmo che sfrutta al meglio e con equilibrio e parsimonia le risorse della natura. Un bell’esempio di decrescita felice! Le palme hanno una durata di vita di ca 180 anni, possono raggiungere i 25 metri di altezza, ma solo dopo i primi sette anni producono dai 30 ai 100 kg di frutti all’anno.

L’acqua è dunque l’elemento più prezioso di un’oasi. E i datteri sono la loro ricchezza. Sembra lapalissiano. Eppure è proprio quel mondo del turismo, col beneplacito della politica, che per soddisfare il nostro bisogno di sole e mare spesso a basso costo e fuori dal contesto del Paese che ci ospita, che sta uccidendo uno dei suoi veicoli promozionali, le oasi e i datteri. Infatti, la costruzione di immensi complessi alberghieri in riva al mare richiede un elevato consumo d’acqua per i bisogni dei turisti. La falda freatica a sud di Tozeur si sta riducendo e le sorgenti che da secoli forniscono acqua alle oasi si stanno prosciugando.  Ormai è quasi solo grazie a trivellazioni, che cercano l’acqua a 3’000 metri di profondità, che le oasi possono sopravvivere.  Ma si tratta di acqua che sgorga a 80 gradi: quindi occorre energia per raffreddarla prima di utilizzarla per irrigare. Siamo assurdi ! Inoltre proviene da riserve fossili, che non si rinnovano. E non si sa fino a quando se ne potrà estrarre. Poi anche qui, nel sud tunisino, arriverà la fine. E la colpa è sempre e solo dell’uomo. Inch’Allah ! © Fm / 18 settembre 2018

Come arrivare: in treno da Tunisi o dalle città sulla costa come Gabès, Sfax, Sousse o Hammamet fino alla bellissima stazione in stile moresco di Tozeur. Poi si decide sul posto come e dove…

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