Con l’inizio degli anni 50 l’Europa rinasce come la Fenice. Germania e Italia conoscono uno sviluppo economico e demografico senza precedenti. Bastano poi solo dieci anni e tutto il Vecchio continente si impone come paradiso della creatività e del bel vivere. Cinema e rotocalchi veicolano in tutto il mondo lo spirito della dolce vita europea ancor prima che Anita Eckberg scenda dall’aereo con la passerella per abbracciare la Roma felliniana e tuffarsi in una fontana di berniniana memoria.

Dall’America i GI’s ritornano in Europa come turisti: a Capri Clark Gable incontra Sophia Loren e il mambo italiano, a Saint Germain-des-Près Count Basie e Sidney Bechet introducono lo swing, Frank Sinatra fa scoprire “The Voice“ a Napoli, Paulette Goddard porta le paillettes a Locarno, e a Monaco Grace Kelly diventa principessa. Mentre Marilyn Monroe, Cyd Charisse, Ava Garner e Brigitte Bardot agitano i sogni di celluloide di tutte le generazioni, James dice si ad Ursula e No a Goldfinger.

In Italia da un motore d’aereo nasce la Vespa: lo scooter invade l’Europa portando una ventata di libertà. Con lui la mobilità giovanile si generalizza. Mentre trionfa il bianco e il nero del neorealismo le FIAT 500 e 600 mettono mezza Europa sulle strade. In Francia invece la Citroën DS19 e la 2CV portano sulla “Côte” la “Nouvelle Vague” e il primo turismo di massa alla ricerca di un’improbabile “Tintarella di Luna”. Sulle autostrade tedesche sfrecciano potenti Mercedes 300SL e modeste DKW con a bordo i primi turisti del dopoguerra, pronti a scoprire Ascona e Rimini.

Da Berlino a Lugano e da Roma a Londra nelle case si cambia arredamento e stile di vita: appaiono i rivestimenti Formica, il linoleum, la plastica, i tendaggi sgargianti, il caffè liofilizzato, i collant, le luci psichedeliche. Migliaia di neon colorati accendono le notti europee: dal Kurfürsterdamm a Via Veneto, da Piccadilly alla Place de l’Opéra, dalla Rue du Mont Blanc allo Slussen le pubblicità illuminano a giorno l’asfalto e fanno brillare la terra nell’Universo. Il progresso e la prosperità economica rendono ancor più dolci le notti estive di Viareggio, di Cannes o di Santa Barbara, per poi fare colazione da Tiffany.

La gioventù diventa la grande protagonista poiché prende decisamente in mano il suo destino generando importanti e veloci cambiamenti musicali, artistici, culturali, di mentalità, di diritti, di costumi e di stile di vita che porteranno ai mutamenti epocali degli anni ‘70. Considerato uno scandaloso baccanale del terrore dai meno giovani, l’avvento del Rock’n roll divide le generazioni. Con Elvis, James Dean o Marlon Brando s’impone l’immagine di una gioventù ribelle. Il Twist, meno scatenato, calma gli spiriti ma poi con i Beatles, i Rolling Stones o Bob Dylan sono il senso e il valore della vita e la non violenza a farla da padrone.

Jean Tinguely, Picasso o Yves Klein scolpiscono il mondo con occhi iconoclastici, Arthur Miller, Camus o Ionesco lo descrivono con occhi critici, Andy Wahrol, Lichtenstein o Joan Mirò lo immortalano con occhi concettuali, mentre le architetture di Oscar Niemeyer a Brasilia, quelle di Le Corbusier a Chandighar o quelle di Pier Luigi Nervi a Milano simbolizzano la modernità vincente, la fiducia in un futuro atomico e spaziale. Sulla terra il presente si caratterizza anche dall’affermarsi del principio della parità di diritti per tutti: mentre i capelli si allungano e le gonne si accorciano, la gioventù, da Berkeley a Woodstock passando dall’Alabama, dal Quartier Latin, da Carnaby Street o da Václavské Náměstí scende in piazza.

Studenti, operai, persone di colore, casalinghe, gay, femministe: ognuno rivendica maggiori libertà, parità, rispetto e tolleranza. They have a dream: Peace and Love! Alla fine degli anni 60 in Occidente fiorisce la primavera mentre gli imperi coloniali lasciano il posto al possibile sviluppo della democrazia. Anche nel Medio Oriente e nel Terzo mondo emergono nuovi modi di vivere e mille speranze: Beirut diventa la capitale degli affari, dell’eleganza, del lusso e del gioco, Teheran organizza matrimoni fiabeschi per Imperatori del petrolio, Dakar, Nairobi e Caracas si danno arie di Manhattan e ad Acapulco si ritrovano le caldi notti dell’Avana.

Il mondo del baby boom e del progresso economico e sociale balla comunque su un vulcano: trema quando la violenza colpisce John e Bob Kenndy, Martin Luther King o il Che, si entusiasma per la nascita della Comunità europea e per i principi e le volontà di Papa Giovanni XIII, si emoziona ascoltando Edith Piaf, Nilla Pizzi e la Callas, o ammirando i successi di Coppi, di Fangio o di Cassius Clay. Nonostante i veloci mutamenti della loro Storia, quei due decenni d’oro fra il 1950 e il 1970 continuano a restare come dei basilari punti di riferimento nell’immaginario collettivo dei primi decenni del 2000. Allora era la fede nel progresso il vero motore dell’umanità. Poi arrivarono la strage di Piazza Fontana, le BR, la RAF, i Fedayn, gli attentati, la crisi petrolifera, gli americani in Indocina, la dittatura cilena, l’Africa in fermento, la guerra civile libanese, Khomeiny a Teheran e i sovietici a Kabul. E nonostante la febbre del sabato sera il motore cominciò ad incepparsi. Quel sogno stava terminando, mentre il risveglio è ancora in atto.  © Fm / 23 dicembre 2018