Il Ticino è anche un Cantone scomparso: pubblico alcune mie soggettive sensazioni sul territorio di oggi pervase di sentimenti e ricordi di ieri… del Mendrisiotto.

A Mendrisio, capoluogo dell’omonimo distretto, la luce è già quella del sud più classico e chiese, case e tetti fan pensare ai colori dell’entroterra provenzale o ai villaggi delle colline toscane. Chi conosce il vecchio nucleo, ben conservato e ristrutturato di recente, si ricorda del vecchio Canton Uri con i suoi ballatoi, le corti, i granai, i fienili e le stalle, le case dell’Opprio della sciura Rumilda, la Lücifera, dietro la Gesa Granda, del Morée ormai coperto da un imponente edificio di Mario Botta, celebre figlio d’arte del “Magnifico Borgo”. Nonostante i violenti mutamenti subiti e voluti, il nucleo antico ha saputo conservare quasi intatto il suo fascino. Grazie anche alla sua gente che sembra essere rimasta la stessa dai tempi di Pedroli: gente che ritroviamo nelle pagine di “Terra Matta” di Alberto Nessi, nel “Voltamarsina” di Francesco Alberti, o nelle opere di Piero Bianconi e di Alexandre Cingria. Si potrebbe pensare che tutto è cambiato a Mendrisio ma tutto ritorna. Sono cambiati i muri, i volti, i mestieri e le tradizioni ma lo spirito rimane lo stesso. Gente schietta, aperta e timorata che ha saputo tramandare e far vivere tradizioni invidiate da tutta l’Insubria: il culto per il sacro e per il profano, per le proposte culturali, per le funzioni religiose, per le feste e per le sagre dell’uva, per un Gesù flagellato durante le processioni storiche pasquali, per un equino frustato al palio degli asini, per dell’uva pigiata, per delle manze vendute a San Martino nell’ultimo pallido sole novembrino.

Oggi Mendrisio e la sua Accademia di Architettura attirano studenti da tutto il mondo, grazie ai quali il borgo sta perdendo quella sua affascinante ma un po’ troppo paesanotta, sonnecchiante e provinciale atmosfera. Mendrisio rinasce, ritrovano l’antico splendore la torre medioevale, i palazzi quattrocenteschi, barocchi e neoclassici del nucleo, le numerose chiese medioevali e barocche come quelle di Santa Maria, dei Santi Martino e Rocco, e di San Giovanni Battista, con l’attiguo Monastero dei serviti, ora Museo d’Arte. Ritrova pure nuova vita la campagna circostante, trasformata in uno dei maggiori e dei più vasti centri commerciali insubrici la cui fama rischia di superare quella delle vere bellezze e dei veri valori di questa terra. Ma per chi sa e chi vuole allontanarsi dall’autostrada e dall’anonimato urbanistico che qui, come ovunque, l’accompagna, avrà l’occasione di conoscere più da vicino questa località e scoprire luoghi incantevoli che invitano alla sosta in ogni stagione. Se saprà e vorrà ancora scovarli.

© Fm / 22 dicembre 2018