Sembra preistoria ! “Varese, Como e Ticino, una realtà transfrontaliera di due milioni di abitanti con buone potenzialità regionali da valorizzare”; “Ticino, Como, Varese e Novara preparano le sfide del futuro”; “Pubblicità senza frontiere”; “Un’economia senza frontiere”; “Due Paesi, una sola Regione”; “Siamo sempre meno terra di frontiera e sempre più realtà transfrontaliera”; “Valli senza confini”; “Addio frontiera bella ”; “Les régions, pierre de l’édifice européen?” ; “Le Tessin penche au Sud”; “Lombardei und Tessin: ein einziger Wirtschaftsraum?”. Questi sono solo alcuni dei titoli di notizie di cronaca, di interviste o di articoli di e con personalità quali Fernando Pedrolini, Giorgio Giudici, Diego Scacchi, Tito Tettamanti, Remigio Ratti, Renzo Respini, Claudio Camponovo e molti altri ancora. Titoli che si potevano leggere sulla stampa ticinese, confederata e della vicina Italia non decenni or sono, ma semplicemente nel secolo scorso, appena… un quarto di secolo fa, nel 1994. Eppure sembra un’eternità.

La crisi economica prima, e poi la globalizzazione, l’estrema burocratizzazione dell’Europa, la perdita di certezze, valori e miti interni, il neonazionalismo, l’elevato numero di frontalieri, il degrado sociale e del territorio, il traffico, le spinte xenofobe, le paure e le crisi identitarie create a volte ad hoc da una destra estrema che non si nasconde più e che ammalia quella tradizionale, hanno fatto fare un netto passo indietro ad un Cantone che, dopo secoli di chiusure, a malapena cominciava a guardare oltre il suo orticello.

Oggi si è tornati alla frontiera-barriera, a guardare alle differenze e non alle sinergie ad esempio fra Italia e Svizzera. Lombardi a Ticino non si capiscono più e, ammettiamolo, non si amano più. E le personalità di allora oggi sembrano meno attive e convinte, e poche sono quelle nuove che emergono per la loro lungimiranza e la loro voglia di apertura. Dopo essere stata una frontiera-filtro fino agli anni 80, all’inizio degli anni 90 la frontiera ticinese diventò una zona di contatto, di osmosi. Nel 1994 si era oggettivamente convinti che per far fronte alle sfide del futuro, da quelle economiche e infrastrutturali a quelle ambientali e culturali, occorreva essere uniti in una sola regione transfrontaliera e aprirsi alla Lombardia per sfruttare le sinergie e beneficiare di tutte le opportunità. Anche perché l’allora neonata Regio Insubrica non corrisponde solo alla terra degli antichi Leponti, ma è una regione dalle grandi omogeneità culturali, storiche economiche e sociali che potrebbe diventare un polo forte a livello europeo opponendosi al “milanocentrismo” e all’arroganza zurighese, alla quale il Ticino di oggi non sembra capace di far fronte, o non vuole.

Oggi il Ticino è vittima ma pure autore di quasi tutti i suoi mali. Le cifre lo confermano: è ormai una delle regioni meno dinamiche e meno propositive. Siamo forse tornati ad essere noi stessi. Ma con un cortei di danni volutamente … voluti da una recente classe politica, da speculatori e da imprenditori economici che sul medio e lungo lungo termine si stanno dimostrando irresponsabili nei confronti del territorio e della società e che si spera non più ritrovare in futuro Aspetta e spera… © Fm/ 18 dicembre 2018